Fotografia a sviluppo immediato

Fotografia a sviluppo immediato

Benvenuti nel blog di “Sardinian Camera”©.
Ho voluto creare queste pagine, dedicate alla storia della fotografia a sviluppo immediato, per dare un contributo a tutti coloro che vogliono avvicinarsi a quest’arte fotografica che è quasi sparita, e solo gli sforzi di persone come me, che si sentono gratificati a usarla, riescono a tenerla ancora in vita.

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La “Sardinian Camera”© Realizzazione di Giorgio Cadeddu. Paese: italia – Sardegna.

Ma come e quando comincia questa particolare tecnica?
Purtroppo non si hanno notizie precise, poichè è nata in un periodo storico, per la fotografia, dove vi fu un susseguirsi di avvenimenti, scoperte, e rivendicazioni di diritti di paternità, che creò anche confusione.

Certamente su una cosa si è certi, che la fotografia nacque ufficialmente il 7 gennaio 1839, data nel quale il politico e studioso François Jean Dominique Arago, eletto nel 1830, illustrò all’Accademia di Francia i dettagli della fotografia così come la concepiva Louis Mandé Daguerre.
Ma Daguerre era anche, come si direbbe oggi, un ottimo “Operatore di marketing” e ciò che fece fu creare una linea completa di tutto ciò che occorreva per fotografare; il daguerrotipo, le lastre, i contenitori per lastre e chimici… insomma, un sistema completo, che col suo marchio e la dicitura impressa sui suoi apparecchi, li relegava a apparecchi omologati per l’uso fotografico.
Un’ottima trovata commerciale.

Ma anche gli altri pionieri non stavano solo a guardare, e purtroppo, per scarso senso per gli affari, o per poche conoscenze nel mondo politico, altre grandi e interessanti scoperte finirono nel calderone dei dimenticati.

Due personaggi di spicco in quel periodo furono William Henry Fox Talbot, e l’inglese Frederick Scott Archer: il primo cercava di accorciare i tempi di esposizione che col daguerrotipo erano estenuanti per i soggetti fotografati, e lo fece sperimentando nuovi supporti fotosensibili, e allo stesso tempo cercando di ottenere fotografie duplicabili;  il secondo affinando la tecnica al collodio che permetteva una maggiore ricchezza di dettagli e la possibilità di ottenere più stampe dallo stesso supporto.

La scoperta chiave di Fox Talbot fu la produzione di carta salata con strato di sali d’argento, scoperta quasi casuale, e aprì la strada alla possibilità di avere più positivi da un negativo, e anche alla portatilità, visto che non aveva la fragilità della lastra di rame del dagherrotipo. La sua scoperta fu la nascita della “Calotipia”.

Nel frattempo la fotografia potè uscire dagli “Atelier fotografici”, presso i quali potevano recarsi solo le persone facoltose per farsi fare un ritratto, utilizzando la tecnica del collodio umido e la camera oscura portatile, spesso a trazione animale, assolutamente indispensabile dati i tempi ristretti richiesti da questa tecnica, tra la preparazione delle lastre e la loro esposizione.

Archer ebbe l’idea nel 1853, di utilizzare la  camera oscura portatile, e costruita in dimensione ridotta, con due maniche in tela nelle quali infilare le braccia; questa camera permetteva un facile trasporto unito alla possibilità di lavorare con la tecnica al collodio. Il passo successivo per poter fare del reale fotogiornalismo fu quello di abbinare la tecnica calotipica e la camera oscura portatile per avere una camera a sviluppo istantaneo.

Era nata la mamma della Polaroid!

Queste fotocamere ebbero abbastanza diffusione sino all’avvento delle prime Polaroid, avvenuto il 2 febbraio 1947, e commercializzate dal 26 novembre del 1948.

Questo tipo di fotocamera quindi soppravisse ormai solo tra i fotografi appassionati e nei paesi in via di sviluppo, e ognuno vi apportò delle modifiche per renderla più congeniale al suo modo di usarla.

Ormai si trovano in pochi paesi del globo, tra i quali l’Afghanistan, dove vengono usate dai fotografi di strada alla stregua di “photocabine” per la realizzazione di fototessera, e vengono chiamate “Kamra-e-faoree”, oppure in Argentina e in Spagna, note col nome di “Minuteros”, proprio per la capacità di realizzare una foto in poco tempo.

Anche io ho costruito la mia, e abitando in Sardegna, e essendo a ciò che mi risulta l’unica camera operativa, mi è sembrato doveroso darle il nome della mia terra: “Sardinian”.

La “Sardinian Camera” è stata concepita nel mese di ottobre 2013, il cui progetto per adattarla alla mia idea di partenza è durato circa due mesi; da qui è partita la fase della costruzione vera e propria, tra ricerca di materiali il più possibile simili alle vecchie camere, per poi scontrarmi con la realtà della mancanza di particolari in metallo, come l’ottone che ormai scarseggiano, o nella scelta del legno, sempre per problemi logistici.

Comunque la prima foto con la “Sardinian” è stata scattata il giorno 8 aprile 2014, dalla terrazza di casa mia, un pò come fece un mio predeccessore: Niepce!

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Da qui in poi è stato un susseguirsi di prove, tra impostazioni dei tempi e diaframmi più appropriati, e dei bagni di sviluppo e fissaggio… ma ormai il solco era tracciato.

Grazie a quanti mi seguono in questa avventura e a tutti gli amici di Fotografismo!